maggio 29 2006
23:20

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ricordando i bei tempi in cui lavorare era una parola buttata là a caso

vista la mia notoria rapidità nel fare le cose, nel mentre che produco il resoconto del mio ultimo viaggio istruzionale, vi ripropongo un pezzetto che buttai giù tempo addietro e che ho ritrovato scartabellando a caso nell'archivio. l'ho scelto perchè niente succede per caso, ma soprattutto perchè oggi, alla luce di ciò che veramente mi aspetterà (se dio vole) sul posto di lavoro, mi fa sorridere.

lavorare stanca, ma soprattutto insegna. apre la mente, illumina, rivela. fa vedere le cose da un altro punto di vista, quello reale. lavorando in un call center come intervistatrice telefonica ho scoperto cose interessanti sul nostro bel paese, cose che stravolgono ciò che tutti noi diamo per scontato. non è vero, ad esempio, che siamo un paese con poche nascite. ho beccato decine di donne che non potevano rispondere all'intervista perchè: il bambino piangeva, stavano cambiando il pannolino al bambino, stavano preparando la pappa al bambino, stavano andando a scuola a prendere il bambino, non potevano lasciare da solo il bambino che sennò gli distruggeva casa. alcune hanno anche ammesso candidamente, forse rassicurate dal fatto che le loro affermazioni saranno mantenute anonime e usate solo a fini statistici, che non potevano proprio dedicarmi neanche due minuti avendo lasciato il bambino sul fuoco.
c'è poi la grande menzogna della disoccupazione: l'86% delle persone che rispondono al telefono stanno uscendo proprio in quell'istante per andare a lavorare. alle 11.37, alle 13.25, alle 15.02, alle 18.21, a qualunque ora del giorno il grande italiano lavoratore attacca, da nord a sud, isole comprese.
lavorando in un call center ti vengono poi grossi dubbi sulla qualità della vita. si dice che in italia ci sia il cibo migliore, le condizioni atmosferiche migliori e via dicendo. ma allora, mi chiedo io, perchè tutti stanno male? una buona percentuale della gente che mi risponde al telefono non appena capisce che si tratta di una intervista telefonica (nota rottura di coglioni, me ne rendo conto) cambia tono di voce e infila un piede nella fossa tanto per calarsi meglio nella parte. per non parlare di quelli che "mi ha preso proprio in un brutto momento". voglio sperare che nella maggioranza dei casi si tratti di lunghi e reiterati attacchi di dissenteria.