giugno 17 2005
14:09

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vita vissuta in un supermercato

scena 1 - int. supermercato
la protagonista vaga tra i corridoi con in mano la lista della spesa scritta su un post-it. il supermercato in questione ha spazi molto ristretti e la protagonista deve impegnarsi in abili manovre per svicolare tra i carrelli delle vecchiette imbambolate davanti alle super offerte sugli yogurt. prende le mozzarelle, le olive, due panini all'olio, e punta verso il reparto casalinghi. questo corridoio è diviso in due dai congelatori col pesce sfuso e, più avanti, patate da friggere, pisellini primavera e gelati. il lato casalinghi è quello destro. la protagonistra si trova impossibilitata a proseguire a causa di un montacarichi meccanico dal quale un commesso sta scaricando succhi ace. cerca di superarlo sulla sinistra sperando di trovare un varco, ma niente. decide quindi di accostare il carrello e di passare da sola dal lato destro, ma in men che non si dica il ragazzo ha spostato il macchinario che ora ostruisce completamente il passaggio. la protagonistra opta quindi per la strada più lunga, prende a sinistra dei congelatori, aspetta paziente che la ragazza col tatuaggio accosciata per scegliere gli assorbenti si scastri dal signore col cappello che sta facendo incetta di cordon bleu e svolta di nuovo a destra per raggiungere il suo obbiettivo. ma qualcuno ha ben pensato di bucare un sacco di lettiera per gatti distribuendone il contenuto sul pavimento. c'è una commessa che spazza. non si può passare neanche da lì. la protagonista comincia a ridacchiare istericamente. finge di guardare con interesse l'espositore con le forbicine per le unghie ed i cerotti e alla fine si decide a chiedere ad una terza impiegata dove siano le piastrine anti zanzare. "guardi, sono proprio lì, accanto alle creme per il corpo" dice serafica indicando uno scaffale dall'altro lato del supermercato.
morale della favola: se sul vostro percorso trovate molti impedimenti, potrebbe anche voler dire che state sbagliando strada.
giugno 17 2005
12:40

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cresciuta il 4 luglio

è una strana sensazione quella data dall'attesa che la tua vita cambi da un giorno all'altro. soprattutto quando conosci la data esatta. sei lì che vivi con i tuoi ritmi, più serrati e ricchi di mesi fa ma pur sempre gestiti liberamente, mentre sai che in quella data, quella che ti è stata comunicata per telefono tre giorni fa, cambierà tutto. e ti sentirai grande, così, da un giorno all'altro. più di quella volta che hai cercato casa in una nuova città, più di quella volta che ti hanno stretto la mano chiamandoti dottoressa, più di quella volta che hai attraversato l'oceano da sola. la stavi aspettando, quella telefonata. sapevi che presto saresti entrata anche tu nel mondo di quelli che hanno orari da rispettare e che aspettano il week end come una benedizione divina, e il lunedì è la bestia nera. ma quando arriva la conferma è attacco di panico puro. non dovrai più rendere conto solo a te stessa a mamma e a papà, ma a gente che si aspetta qualcosa da te e che non te lo chiederà per favore, perchè sono loro che stanno facendo un favore a te, o almeno credono. ma questa è la visione passiva. quella attiva dice che finalmente, dopo un'adolescenza protratta troppo a lungo, farò un passo avanti. e sarà un passo fiero.
giugno 5 2005
00:01

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certe notti

sono a casa di sabato sera alle 23. curiosa faccenda, ma non potrebbe essere altrimenti vista la serata appena trascorsa :) tre delle partecipanti sarebbero ancora in giro a godersi la roma più bella e deserta, ma la quarta era alla frutta già dopo il secondo bicchiere ed essendo la festeggiata toccava assecondarla, soprattutto trattandosi della donna meglio conosciuta come "mia madre, il verbo".
dal giardino qui sotto arriva il vociare di una di quelle feste di giugno che si ripeteranno in forma più o meno chiassosa per tutta l'estate. mi fa pensare a quando anni fa, di questi tempi, mi trovavo a questa scrivania, pc rigorosamente spento, a preparare gli esami. il senso del dovere non mi permetteva di chiudere tutto ed uscire a chiacchierare con gli amici, quindi mi imbambolavo a guardare il cielo nero cercando di cogliere fili di discorsi. non ci riuscivo quasi mai. perchè non è detto che le voci più squillanti partecipino tutte allo stesso dibattito. una può parlare di teatro d'avanguardia, l'altra dello zio marcello. ritornavo così a consultare il foglietto col programma di studio, riflettevo sulla possibilità di rimandare quelle 12 pagine rimanenti al giorno dopo e concludevo che svegliandomi alle 7.07 invece che alle 7.42 sarei comunque rientrata nella tabella di marcia. ma non uscivo. mi mettevo a letto e mi dedicavo a quella che stanotte ho ricordato esser stata la mia pratica preferita per anni: mi facevo dei grandi film. roba indipendente, niente effetti speciali nè attori famosi, solo io, la mia passione del momento, un paio di terribili antagonisti e due colpi di scena. pensavo le battute, mi dilungavo in drammatici primi piani, e quando mi rendevo conto che un personaggio l'aveva detta grossa non tornavo indietro ma gli facevo pagare le conseguenze. non mi facevo sconti manco nei film. e allora ci pensava il mio subconscio che, da bravo censore, mi faceva addormentare. e la mattina dopo aprivo gli occhi alle 7.50.