le cose che devo ancora imparare
le scelte possibili e quelle che non ho
le ragioni
le sigarette che fumo ogni giorno
le contraddizioni della mente
le certezze del cuore
all these letters that I wrote to myself but cannot address
non la cantante bensì mina la ragazza che aiuta me e mia madre a fare le pulizie in casa. uso questa parafrasi (tra l'altro falsa, visto che io e mia madre in quanto a pulizie casalinghe ci limitiamo a litigare per i piatti lasciati nel lavello) perchè non mi piace chiamarla donna delle pulizie. lei è molto di più. arriva puntuale il lunedì e il giovedì, ha le chiavi, ma quando ci sono dentro io ha l'accortezza di avvisarmi del suo ingresso suonando il campanello, si informa sempre del mio stato di salute e dei miei progressi nella vita, mi racconta dei suoi rientri in romania col biglietto che le compro via internet facendo rodere d'invidia tutti i suoi compaesani che lo pagano il doppio in agenzia, e sa meglio di me dove siano collocate le mie cose. io c'ho quel disordine creativo in cui ritroverei tutto se non fosse che lei mette a posto e puntualmente io non trovo mai un cazzo.
per circa un mese ho passato buone mezz'ore alla ricerca dell'auricolare del mio cell. ho rivoltato la scrivania, le borse e tutti gli anfratti più nascosti dove di solito vanno a mettersi gli oggetti che ti ricordi all'ultimo momento prima di uscire di casa quanto ti siano necessari e ti fanno arrivare in ritardo agli appuntamenti, ovviamente priva degli stessi. niente. stamattina l'illuminazione: devo chiedere a mina! ho esordito dicendo lo so che ti chiedo sempre ste cose e ormai è passato un mese da quando l'ho visto l'ultima volta e sicuramente chissà dove l'avrò perso, ma non è che tu per caso hai visto da qualche parte l'auricolare del mio cell? non ho fatto in tempo a finire la descrizione del coso che lei, con la sicurezza di un rabdomante accanto a un pozzo, ha aperto un cassetto della scrivania della mia camera da letto e me l'ha consegnato. premesso che io non aprivo quel cassetto dai tempi delle medie quando ci nascondevo (ah, che nascondiglo improbabile) il diario segreto, ho detto madò, proprio non mi ricordavo di averlo messo lì. e lei beh, certo, ce l'ho messo io.
ri-parto. di nuovo per la puglia, giusto un cincinino meno a sud. mi aspettano focose dinamiche di gruppo, svisceramenti motivazionali individuali e il colloquio di inglese che ci sta sempre bene. stando a quello che ho capito di questo lavoro dovrebbero chiedermi di contare da uno a mille e di spiegare come arrivare dalla stazione al supermercato più vicino. avrei sei miliardi di cose da fare e invece parto. sono solo due giorni ma al momento sbagliato nel posto sbagliato. si spera che le risposte che darò siano giuste almeno loro. tutto va come deve andare. e già che ci sono ci metto anche un po' di buona volontà :)
è da questa estate che compro e mi regalano libri che non posso leggere perchè non mi piace accavallare le letture. il libro va cominciato e finito, senza sovrapposizioni, che poi lo so come sono fatta, mi incasino coi personaggi e cerco il bianconiglio sotto la campana di vetro sull'asteroide B 612 mentre il cappellaio matto festeggia il noncompleanno della pecora nella scatola. è da questa estate che leggo con una lentezza indecorosa il libro che ha fatto la muffa qui sulla destra del mio template, ma stamattina l'ho finito. ultima suggestione: la coscienza floreale.
in qualche parte del mondo ogni giorno si gira un film. non so se abbiano mai fatto una di quelle ricerche del tipo ogni 2 ore un attore sbaglia la sua battuta, ogni 5 minuti c'è qualcuno che batte un ciak, ogni 30 secondi un montatore bestemmia che gli s'è impallato avid. fatto sta che di film ce ne sono parecchi in giro. muti, in bianco e nero, con una bella colonna sonora, comici, fantascientifici, drammatici, scontati, avanguardistici, pieni di star o magistralmente interpretati da perfetti sconosciuti, mai usciti nelle sale o ancora in pre produzione. su questa terra ci sono più film che esseri umani. e allora io mi chiedo perchè su canale 5 trasmetteranno di nuovo what women want. la mia unica certezza è che a natale guarderò marcellino pane e vino davanti ad una fetta di panettone senza canditi.
"Pris, mia cara, sono contento che tu abbia chiamato!"
"Davvero?"
"Certo, non potrei essere più lieto se apprendessi che Dio e il demonio hanno raggiunto un accordo fuori del tribunale, ponendo fine una volta per tutte a quella ridicola idea della lotta tra il bene e il male che ha fornito ai religiosi la pia giustificazione per uccidere e saccheggiare e che ha rovinato la trama di non pochi romanzi. Non potrei essere più contento se mi fosse spuntato un altro occhio - un occhio capace di risplendere nella notte come quello di un lupo e di capovolgersi per guardare sotto le sottane d'una fanciulla. Non potrei essere più contento se Alobar fosse stato fatto uscire di gattabuia, il che, in realtà, potrebbe succedere il prossimo mese, sempre che non sia troppo tardi. Quanto l'essere nato irlandese e quindi dotato di licenza per diramare questa sorta di pseudoliriche cazzate, ecco quanto sono contento che tu mi abbia telefonato. Ti avrei chiamato io ma non ho il telefono".
Profumo di Jitterbug, Tom Robbins
la palmiro togliatti è una via utile. una sorta di miracolo dritto nell'intricata ragatela stradale della city. quando mi dicono prendi la palmiro togliatti sono felice. cinecittà sembra dietro l'angolo, vai dritta e sei lì. la palmiro togliatti ti porta in quei posti che non sapresti mai raggiungere altrimenti. la casilina, la prenestina, la tuscolana. tutte le strade portano a roma, la palmiro togliatti porta a tutte le strade. peccato che io dimentichi sempre che questo vale solo per l'andata. il ritorno è un'altra storia. forse perchè all'andata c'ho quella rilassatezza dell'andare solo dritta e non presto grande attenzione ai punti di riferimento, ma al ritorno mi perdo sempre. l'altra volta ho girato sulla prenestina perchè c'era l'indicazione centro (ma da quando abito in centro?) e ho viaggiato per chilometri sentendomi spaesata come un cieco il cui labrador è fuggito per rincorrere una barboncina allo scopo di un'improbabile accompiamento, con l'unica ottimistica certezza che prima o poi avrei trovato un edificio, un cartello, un incrocio dal volto amico. ieri sera mi sono trovata di nuovo lì e ho detto ah, mo ti frego e vado dritta, che mica faccio lo stesso errore due volte. ma lo svincolo ingannevole è sempre dietro l'angolo. o alla fine di una rampa, o semplicemente all'improvviso, davanti a te. un tridente da far invidia alla collezione del dio nettuno. tiburtina e parcheggio della metro a sinistra, prenestina e casilina dritto (ma non le avevo appena attraversate?), collatina e tor sapienza a destra. non chiedetemi perchè io non abbia preso a sinistra pur sapendo che la tiburtina è la via che più si avvicina alle mie conoscenze stradali. ho preso a destra. tutta colpa di un residuo diurno che ora ho rimosso ma che mi ha portato a credere che quella fosse la scelta giusta. mi sono ritrovata su una stradina dove non riuscivo neanche ad accostare perchè altre 4 macchine erano ferme con le 4 frecce, e potrei scommettere che stavano tutti col tuttocittà sulle gambe a chiedersi ma 'ndò cazzo sto. inverto la direzione di marcia per tornare sui miei passi con la coda del labrador di prima tra le gambe, ma, come in un dejavù alla matrix, il mondo aveva cambiato sembianze. ho visto un'area desertica sulla destra e ho pensato ora leggo il nome di sta via, mi ricolloco nello spazio e trovo il modo di tornare a casa, dovessi anche ricominciare tutto da piazza di cinecittà. ma una cinquecento verde accostata nel bel mezzo del nulla ha attirato l'attenzione dei vigilantes notturni della municipale che mi si sono accostati con aria divertita. io ho alzato gli occhi dal tuttocittà, ho tremato che mi chiedessero di mostrare il giubbottino catarifrangente che non ho, ho abbassato il finestrino, e con la faccia da labrador bastonato (la mia espressione tipica di quando ho a che fare con le forze dell'ordine) dico ehm, ecco, io mi sarei persa. loro sorridono e dicono sì questo l'avevamo capito, dove vuoi andare? ho trattenuto un patetico ovunque, basta che mi tiriate fuori da qui, e ho dato indicazioni realistiche. loro hanno fatto un cenno con la mano e hanno detto ehi, seguici, ti portiamo a casa. ho eseguito gli ordini. dopo un paio di chilometri mi hanno chiesto se da lì sapevo come proseguire. ho dato un orgogliosissimo ok e sono andata avanti con le mie ruote. inutile dire che allo svincolo successivo ho sbagliato di nuovo.