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sarò gufo tanto quanto quelli che ieri notte avevano dietro un k-way, forse sono veggente, o forse era semplicemente prevedibile, comunque io me lo sentivo che la notte bianca sarebbe stato un delirio. ma non avevo messo in conto che quell'albero sarebbe caduto sul traliccio non ho ancora ben capito se in francia o in svizzera. la mia notte bianca è iniziata con una cena con gli amici senza paura al thailandese vicino casa perchè loro non c'avevano capito niente di sta notte bianca e volevano andare a dormire presto (loro sì che c'hanno la vista lunga). il pollo al curry rosso e latte di cocco era spettacolare come l'ultima volta e, esattamente come l'ultima volta, m'è rimasto sullo stomaco per tutta la notte (tanto per alleggerire la situazione). verso mezzanotte sono partita per la prima tappa: fuochi d'artificio (oooOOooOOOooooOohhh) al pincio. non li ho visti. seconda tappa: degustazione vino a palazzo braschi. ci hanno cacciato non appena eravamo riusciti a mettere piede nell'ingresso. ma facciamo un passo indietro. tra la prima e la seconda tappa ho salutato un gruppo di amichetti e sono andata alla ricerca di altri. questo ha comportato una passeggiatina sotto il diluvio da piazza navona fino a via condotti e ritorno. e proprio a metà di via del corso è scattato il BLACK OUT. la gente ha cominciato ad applaudire, ad urlare, a cantare. la prima reazione è stata una contagiosa ilarità collettiva. dopo un'ora aveva guadagnato punti lo sconforto. avrei voluto avere una bella telecamera digitale ad infrarossi per documentare il tutto, ma anche un ombrello non sarebbe stato male. doveva essere tutto aperto, tutto figo, tutto gratis. e invece era tutto buio, tutto bagnato, tutto un traffico. quando ci hanno detto che stavano mandando via tutti da palazzo braschi fabio ha sbroccato e ha cominciato a urlare: domani a casa mia per la notte verde, tutta robba bona! gli avrei fatto volentieri un monumento con le bottiglie di birra che rotolavano sui sanpietrini. manu ha proposto di prendere la pizza dal fornaio e di spostarci a casa sua. io ero l'unica in motorino. e lamentati pure, mi ha detto qualcuno. ma non mi sentivo tanto fortunata. vado a casa, poggio il motorello, prendo la macchina e vi raggiungo lì, ho detto. roma era un'enorme area per giocare a strega di mezzanotte. la gente attraversava senza guardare, suonavano decine di antifurti, la strada era un corso su come sopravvivere all'acquaplanning. qualcuno mi ha anche chiesto un passaggio. mantenendo una media di 20 km/h (e ringraziando il cielo di conoscere a memoria ogni curva, incrocio e voragine del terreno di quella strada) sono arrivata a casa alle 4 e mezza. la mia via era nera. buio pesto. non c'era anima viva in giro e ovviamente non si apriva il cancello automatico. quindi niente poso macchina prendo motorino, si va a letto. dopo le acrobazie per scavalcare la sbarra del comodissimo cancelletto per l'accesso ai pedoni sono arrivata davanti al portone. qualcosa mi diceva che se volevo salire a casa avrei dovuto spegnere il motore e prendere la borsa nel bauletto. ma questo comportava anche lo spegnimento dell'unica fonte luminosa all'interno del mio spazio visivo: i fari. e va bene che sono coraggiosa e che mi scappava la pipì da morire e che ero fradicia dalla testa ai piedi e me stavo a morì de freddo, ma io ho un po' paura del buio. ogni istante di esitazione avrebbe però trasformato in minaccia incombente anche il più piccolo rumore di foglie. mi sono fatta coraggio e strada con il display del cellulare e appena aperta la porta ho finalmente trovato il senso di quegli orribili candelabri con le candele rosse. il resto è pigiama, capelli bagnati e nanna.







